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20 Maggio 2005 Arrivo a Casablanca – Moschea di Hassan II - Rabat
Arriviamo a Casablanca alle 11 e già guadagniamo 2 ore grazie al fuso. Subito incontriamo la prima difficoltà: vogliono darci una Fiat Uno anziché la Clio che abbiamo sul contratto. Dopo qualche protesta otteniamo una Hundai Athos, nuova, subito soprannominata “Scatoletta”. Agganciato il palmare e il GPS ( l’ossessione di Silvia per tutto il viaggio ) ci dirigiamo verso Casablanca, intenti a visitare subito la moschea di Hassan II, terzo monumento religioso al mondo in ordine di grandezza. Naturalmente sbagliamo moschea e ne vediamo un’altra, poi chiediamo al poliziotto e ci dirigiamo verso quella giusta. La guida è molto stressante: in mezzo alla strada c’è di tutto ( persone che attraversano, carretti trainati da uomini o asini, motorini che cadono a pezzi ) e tutti suonano il clacson, così tanto per creare un po’ di movimento. Alla fine, dopo i primi minuti d’adattamento, anche Flaviano ogni tanto dà il suo contributo, dimostrando di essersi perfettamente ambientato. Finalmente troviamo la Moschea di Hassan II, mille volte più grande di quella che ipotizzavamo all’inizio. E’ molto bella: ha un minareto alto 210mt decorato con mosaico verde, può contenere 25000 fedeli all’interno e fino 80000 persone nella vasta piazza esterna. Essendo venerdì purtroppo non sono permesse le visite ai non mussulmani. Diamo una sbirciata dalle porte aperte, mentre tutti escono dopo la preghiera: sono veramente moltissimi, tutti uomini scalzi. Le donne escono da una scala sotterranea, tutte col capo coperto. Incontriamo la prima “falsa guida” e finto amico di tutto il viaggio. Ci racconta la storia della Moschea e descrive la sua architettura, poi naturalmente ci chiede soldi, oppure se vogliamo qualcosa di “speciale”. All’inizio proviamo ad essere gentili, poi vista l’insistenza, lo liquidiamo con i nostri modi sgarbati e ci dirigiamo verso il centro alla ricerca di Piazza Mohammed V. Dopo lunghi giri tortuosi la vediamo e ci rendiamo conto che non è poi nulla di speciale. Sono le 15.00 e lo stomaco chiama. In onore dei vecchi tempi ci sediamo in un ristorante turco dove ci servono ottimo kebahb e patatine fritte per pochi euro. Casablanca non è niente di che, quindi decidiamo di andarcene. Facciamo una sosta al marabut (santuario) di Sidi Abderrahman un promontorio sul mare che resta isolato quando la marea è alta. Il luogo è molto bello ma tenuto tanto male. Da lontano era stupendo: a volte è meglio non addentrarsi troppo per noi rimanere delusi. L’immondizia e lo sporco regnano sovrani, e tutti i marocchini che sono lì per fare pic-nic e rilassarsi sembrano non farci caso, anzi contribuiscono a non abbassare il tasso di sporcizia con i loro rifiuti. Schifati e facendo attenzione a non mettere i piedi nell’acqua putrida ci dirigiamo alla macchina, destinazione Rabat. L’arrivo a Rabat ci riserva una brutta sorpresa: l’albergo che avevamo scelto è completo, ne cerchiamo un altro che ci spella: 423 DH!!! Flaviano un po’ storce il muso… ma è bello e siamo stanchi quindi cede ( Hotel Royal). Ci cambiamo e facciamo una doccia: dopo tutto il viaggio è una manna dal cielo! Andiamo a fare un giro nella Medina. E’ sconvolgente. Le piccole vie sono invase da banchetti che cuociono alla brace di tutto… in condizioni igieniche pietose. Nonostante il nostro spirito di adattamento abbastanza alto non riusciamo a mangiare nulla che provenga da qui… giriamo, acquistiamo occhiali da sole assolutamente “falsi” e ci rendiamo conto solo una volta usciti dalla medina di morire di fame. Un locale è ancora aperto .. siamo salvi. Polletto alla griglia, patatine fritte e un bel sonno ci rimettono in sesto.
21 Maggio Sabato Rabat – Cicogne, Kasbah di Salè- Meknes
La mattina inizia con una buona e ricca colazione all’hotel che ci ha spennato. Usciamo rifocillati e carichi di entusiasmo, quando troviamo una brutta sorpresa: una ganascia blocca la ruota anteriore. Allarmati chiediamo spiegazioni e il portiere dell’hotel ci dice che avremmo dovuto pagare il ticket per il parcheggio: non poteva dircelo la sera prima? Paghiamo 40 DH e ci sbloccano la macchina. La spostiamo e andiamo a visitare la Kasbah des Oudaias, il monumento più famoso di Rabat. Naturalmente le guide ci assalgono, ma per fortuna riusciamo a fare il giro da soli. All’interno le viuzze sono molto belle: hanno tutte le case dipinte di bianco con una zoccolatura di azzurro cielo, sono strette e i muri delle case non proprio perpendicolari alla strada creano piacevole e suggestiva la nostra passeggiata. Ritorniamo alla via principale e troviamo una terrazza panoramica con vista sull’oceano, da cui si vede anche il faro (Plateforme du Sémaphore). All’uscita della Kasbah delle ragazze ci “assalgono”, prendono il braccio di Silvia e in un attimo disegnano tutta la mano ed il braccio con l’henné. Ok… ormai è fatta. Discutiamo un pò sul prezzo, ce la caviamo con 50 Dh (la metà di quanto chiedevano) e ce ne andiamo. Il tatuaggio è una vera tortura. Costringe all’immobilità per 20 minuti circa, naturalmente Silvia non ci riesce e macchia i vestiti…. Facciamo una passeggiata nei souq. Qui sono tranquilli, nessuno ci chiama e cerca di vendere per questo siamo rilassati e ci godiamo l’atmosfera e la vita di queste viuzze piene di gente, di bambini che escono da scuola e di merce di ogni tipo. Lasciamo Rabat e ci dirigiamo verso sud dove si trovano i resti dell’antica città romana di Sala Colonia, racchiusi dalle mura della silenziosa necropoli di Chellah. Il posto non è niente di particolare : ci sono rovine romane e molte piante tipiche, nonché dozzine di nidi di cicogne. Come ovunque in questo paese, se fosse ben curato farebbe tutt’altra figura. Fa caldo e abbiamo fame, ripartiamo alla volta di Salé. La cittadina è tranquilla, ma vista l’ora non c’è niente nei souq. Troviamo la Grande Moschea e la medersa (collegio teologico) che possiamo visitare bene grazie all’aiuto di una guida improvvisata. Ci fa perfino passare su una stretta finestra per raggiungere una terrazza da cui si vede il tetto della moschea. Dopo pranzo visitiamo la Plage Des Nations, una spiaggia bella e pulita che grazie alle forti onde e alle correnti è il posto ideale per fare surf. Autostrada direzione Meknes. Questa volta abbiamo chiamato prima, quindi l’hotel ci costa 120 Dh, ma non ha ne bagno né doccia in camera. Però è davvero molto pulito ( Hotel du Maroc ). Facciamo una doccia fredda e veloce ed usciamo. Nella medina andiamo in una macelleria che vende carne di cammello. Ci macinano carne con cipolla prezzemolo e spezie per 20 Dh e poi ci accompagnano in un'altra “bottega” dove ci cucinano queste polpette alla brace e per soli 10 Dh ci danno anche del pane e dell’ottimo the alla menta. Le polpette sono deliziose, ma il the è la vera scoperta positiva della serata. Passeggiata nel souq vuoto verso l’hotel. Già al primo impatto abbiamo notato che Meknes è molto più pulita rispetto a Rabat.
22 Maggio Domenica Meknes ( colazione – Museo Dar Jamai – Medersa – Souq ) – Volubilis – Fes – Pension Batha
Il nostro Hotel non comprende la colazione, così usciamo e acquistiamo in uno dei tanti carretti davanti a dei “garage” che fungono da forni due saccottini al costo di 10 Dh e poi ci sediamo in un bar dove prendiamo 2 succhi d’arancia a 5 Dh ( qui il succo è buono davvero ! ). Ci mettiamo in cammino verso la città imperiale, che a causa dell’amicizia del sultano Moulay Ismail con il Re Sole è stata ispirata a Versaille. In effetti, è molto grande, ma come al solito è sporca e trasandata. Sotto al loggiato ci sono dei mercanti di lana, circondati da grandi montagne di matasse intrecciate e bianche. Visitiamo il Mausoleo di Moulay Ismail, splendido esempio di architettura marocchina, poi andiamo a vedere il granaio, set cinematografico di molti film, che, però, è chiuso per restauro. La piazza el-Hedim è grande ma vuota. Non c’è gente come a Marrakech. A fianco c’è l’ingresso al Museo Dar Jamai, all’inizio siamo incerti poi entriamo. All’interno sono esposti splendidi oggetti dell’artigianato marocchino e al centro c’è un tranquillo cortile andaluso. La visita è stata bellissima : il custode si è improvvisato guida, ci ha spiegato l’architettura marocchina, aperto luoghi in ristrutturazione e ci ha persino fatto sedere sul trono del sultano! Abbiamo capito che qui in Marocco tutto è lecito se paghi. Lui è stato simpatico e non ha protestato riguardo ai 20 Dh da noi offerti. Attraversando l’arco a sinistra del Museo si entra nel souq di Meknes. Le viuzze piene di mercanzia e affollate di gente non sembrano le stesse di ieri sera, quando quasi tutto era chiuso. Facciamo un giro anche al mercato della frutta dove acquistiamo fragole e nespole a soli 4 Dh al Kg! Entriamo nel souq e visitiamo la medersa Bou Inania. Bella e particolare perché dalla scala interna abbiamo raggiunto il tetto-terrazza e vista la città dall’alto. Meknes ci è piaciuta molto, bella città, bel souq e gente non invadente. Ci dirigiamo verso Volubilis, sito archeologico molto famoso perché è il più grande luogo di rovine romane in Marocco. Facciamo tappa a Moulay Idriss (città fino a 60 anni fa non aperta ai non mussulmani, deve il suo nome al santo più venerato del Marocco), per il pranzo e poi andiamo, sotto il sole cocente, a vedere le rovine Romane che, però, non ci ispirano. Da fuori si vede solo una distesa di rovine con sole due o tre colonne ancora in piedi. Vista l’ora e la nostra “indigestione” di rovine romane in Turchia, abbiamo deciso di non entrare e proseguire il viaggio alla volta di Fes. Abbiamo chiamato un hotel per strada per essere più tranquilli al nostro arrivo, ma stavolta siamo arrivati presto, intorno alle 17 ed è stato vitale. Infatti, la Pension Talaa prenotata al telefono si trova in una viuzza del souq e sarebbe stato impossibile trovarlo senza l’aiuto di una guida del luogo che ci ha “ assalito” appena arrivati. Cambiamo hotel e optiamo per il comodo Pension Batha, 180 Dh con doccia, bagno in camera e colazione. Ci riposiamo un po’ e poi ci addentriamo nel souq di Fes : le viuzze strette e trafficate rendono piacevole passeggiare in questo labirinto! Ci addentriamo nel souq tessile e in quello dell’hennè che ormai è diventato più che altro di ceramica e vasi. Visitiamo la Medersa Bou Inania, place an-Nejjarine (dove ammiriamo una delle fontane più belle di Fes), ma non riusciamo a trovare un orologio ad acqua che è mensionato sulla guida. C’è scritto che è magico e avremmo tanto voluto vederlo !! Abbiamo camminato tanto, torniamo alla porta Bab Bou Jeloud e ci sediamo in uno dei tanti ristoranti per la cena. Finalmente assaggiamo la famosa tajine e il cous cous. La prima ci entusiasma un po’ di più, ma il cous cous proprio non ci piace. Sarà colpa del ristorante di basso livello? Andiamo a dormire, domani una lunga giornata di viaggio ci aspetta.
23 Maggio Lunedì Fes – Ifrane – Cedré Gouraud - Sources de l’Oum-er-Rbia – Midlet
Iniziamo la mattina con una sorpresa : l’hotel ha una terrazza dove ci servono la colazione!! Purtroppo però i marocchini mangiano una specie di pane poco lievitato e zuccherato in superficie, preparato con semolino che non è proprio la fine del mondo, ma serve comunque a riempirci lo stomaco. Ci incamminiamo verso la medina per poter finire il giro iniziato ieri sera. Abbiamo finalmente scoperto che l’orologio ad acqua è in ristrutturazione e quindi non è possibile visitarlo. Facendoci guidare dal tintinnio dei martelli sul metallo, arriviamo al souq dell’argento e dell’ottone, dove gli artigiani battono sugli oggetti per incidere le decorazioni. Sono molto precisi e veloci. Durante il tragitto ci fermiamo in un negozio per acquistare dei souvenir : dei vasi di ceramica smaltata decorati con fili di argento berbero. Il proprietario è simpatico e ci porta nel vicino laboratorio per farci vedere come sono lavorati gli oggetti della sua bottega : è uno sgabuzzino piccolo e poco illuminato dove tre uomini lavorano in condizioni disagiate. Ma almeno hanno la fortuna di avere un lavoro! Arriviamo al souq delle tintorie dove veniamo assaliti da persone che ci invitano a salire sulle loro terrazze per vedere le concerie dall’alto. Forniti di rametto di menta fresca per attenuare l’odore saliamo la ripida scala ( ricoperta anch’essa di mattonelle smaltate dai mille colori). Dalla terrazza ( naturalmente trasformata in negozio di articoli in pelle) si vedono le vasche con acqua colorata in cui il personale intinge le pelli con i piedi ( alcuni lavoratori sono poco più che bambini!). Il nostro accompagnatore ci spiega il procedimento: le pelli sono tenute per quindici giorni in ammollo dentro a vasche contenenti ammoniaca e calcio, in modo da renderle bianche e morbidissime. Poi sono immerse nelle altre vasche per essere colorate con sostanze naturali : la menta per il verde, lo zafferano per il giallo, l’henné per l’arancio. La pelle è poi fatta asciugare nei terrazzi circostanti e successivamente è trasformata dagli abili artigiani in oggetti pronti per la vendita, soprattutto borse, babbucce e pouf ! Il souq di Fes purtroppo è molto intricato, ma come al solito il tormento più grande sono i loro continui richiami e insistenze. Lasciamo la città vecchia e ci dirigiamo verso il Mellah, quartiere ebraico. Attraversiamo il souq a fatica perché è mezzogiorno passato ed il sole è cocente, ma alla fine riusciamo a trovare il cimitero ebraico. Le tombe sono tutte bianche e spiccano con il color ocra del paesaggio circostante. Ancora souq e troviamo la sinagoga. Un poliziotto chiama la ragazza che probabilmente vive dentro e ci illustra le particolarità del tempio, compresa la vasca sotterranea dove si lavano le donne prima del matrimonio. Non avevamo mai visto una Sinagoga, per cui questa esperienza è stata davvero interessante. Lasciamo Fes e attraversiamo i monti dell’Atlante. Ci fermano per eccesso di velocità, ma riusciamo ad evitare la multa di 400 Dh con un po’ di preghiere. Incontriamo Ifrane che è una cittadina bellissima circondata da verde e laghetti, una località sciistica del Marocco. Facciamo una deviazione veloce nelle antiche foreste di cedri che circondano Azrou per vedere il Cédre Gouraud, un albero di 800 anni, purtroppo morto da poco. Qui vivono le scimmie di Barberia. Proseguiamo il viaggio alla volta delle cascate/sorgenti l’Oum-er-Rbia. Trovarle è una vera fatica, la strada è tortuosa e non arriviamo mai. Ma la nostra tenacia è premiata e una volta arrivati un signore del luogo ci accompagna su per il sentiero. Lungo il ruscello sono state allestite delle tende sotto le quali in estate i marocchini vanno a fare dei pic-nic per rinfrescarsi. Le sorgenti sono molto belle ed il signore è stato molto gentile. Lasciamo una mancia e ce ne andiamo visto che è tardo pomeriggio e siamo ancora in mezzo ai monti. La visita alle cascate è molto suggestiva, ma la strada per arrivarci e per andarsene è lunga e tortuosa. I bambini si tuffano quasi fin sotto la macchina per chiedere 1 Dh. Arriviamo a notte inoltrata a Midlet dove alloggiamo all’Hotel Boughafer. La camera è pulita e ha i servizi interni, ma un ragazzo lì presente, forse il proprietario, ci perseguita cercando di venderci il pacchetto per il giorno successivo a Merzouga di un suo amico.
24 Maggio 2005 martedì Erfoud – pranzo – Merzouga deserto
Lasciamo Midlet e ci troviamo davanti il deserto, soprattutto dopo aver oltrepassato la città di Er-Rachidia. La nostra meta è Erfoud, ultima città prima del deserto vero e proprio, dove arriviamo all’ora di pranzo. In questa città i berberi che arrivano dal deserto lasciamo i loro dromedari e prendono l’auto per continuare il loro viaggio. Qui è stato girato Marrakech Express. Inoltre è famosa per il mercato dei dromedari. Durante il pranzo decidiamo il da farsi per la nostra tappa nel deserto e prendiamo il pacchetto offertoci da Mustafà appena scesi dall’auto: per 650 Dh ci accompagnerà a Merzouga via deserto roccioso, poi cammellata verso le dune, cena, pernottamento in tenda, alba, ritorno , colazione e doccia! Caricato Mustafà inizia la guida nel deserto, Dopo un primo tratto asfaltato, ci fa girare a destra verso lo sterrato. Da qui in poi la strada è tutta di terra e sassi , molto sconnessa. Ogni tanto ci faceva svoltare a destra e sinistra, in base a non si sa quali segnali. Il passaggio è caratterizzato da rocce, poi ci sono delle zone con molti fossili ed il deserto nero. Visitiamo una Kasbah che vendeva tappeti dove ci è offerto delizioso tè alla menta. Finalmente arriviamo a Merzouga alla Kasbah Tomboctou, non ne potevamo più di tutti gli scossoni….. Verso le 16.30 arriva il cammelliere, si aggiungono a noi 4 inglesi e siamo pronti per la nostra avventura. Saliamo sul dromedario e, in fila indiana, ci addentriamo nel deserto. Le dune si fanno via via più vicine e più grandi, mentre alle nostre spalle gli hotel sempre più piccoli, fino a scomparire del tutto. Intorno a noi ora c’è solo sabbia, siamo davvero nelle mani del cammelliere! C’è un silenzio piacevole e incredibilmente proprio tante cose da vedere: le orme degli insetti sulla sabbia hanno tracciato tortuosi disegni, il vento ha disegnato sulle dune morbide linee sinuose, il cielo sembra più grande e forse anche un po’ più vicino. Dopo due ore circa di dondolante cammellata vediamo il nostro accampamento: tende disposte a cerchio intorno a tappeti e tavolini che saranno il teatro delle danze della sera. Ci dicono che possiamo salire in cima alla duna più alta, ma… a piedi! Accettiamo di buon grado, però l’impresa è più ardua del previsto: i piedi affondano nella sabbia ed il vento contrario ci costringe a muoverci a fatica. Arriviamo sulla vetta appena in tempo per vedere il sole scomparire. Sotto di noi solo dune, sabbia e silenzio. Dopo esserci riposati ed aver osservato il panorama dall’alto scendiamo verso il nostro accampamento, dove è pronto per noi del rinfrescante tè alla menta ( il famoso tè nel deserto ! ). Ci riposiamo sdraiati sui tappeti insieme ai nostri compagni di viaggio, ogni tanto passa qualche animale nero simile a uno scarafaggio, ma facciamo finta di non notarlo e poi arriva la cena! Insalata, tajine e frutta seduti su un tavolino basso a lume di candela. Anche lo spirito dei meno romantici non può rimanere indifferente! Ora è notte fonda. Le stelle sembrano molto grandi e molto più numerose. La totale mancanza di luce le rende brillanti come non le abbiamo mai viste prima. I nostriaccompagnatori improvvisano un concerto con tamburi berberi, molto energico e divertente anche se siamo stanchissimi e dopo un’oretta ci infiliamo nella tenda per dormire. Ci sono materassi appoggiati sui tappeti, una coperta ed un cuscino. Essendo buio nessuno nota il grado di sporcizia e ci addormentiamo tranquilli!
25 Maggio Mercoledì Ritorno a Merzouga, Colazione, partenza per Ourzazate – Gola del Todra, Gola del Dadés, pernottamento Valle delle Rose
Sveglia alle 5.15 per vedere l’alba sul deserto. All’orizzonte c’erano delle nuvole quindi il sole è stato ben visibile solo quando era già un po’alto. Qualche foto di rito e poi Flaviano armato di tavola e scarponi risale una duna per provare l’ebbrezza di fare snowboard nel deserto. L’esperienza risulta deludente, un attacco rotto e la sabbia che è meno scivolosa rispetto alla neve, rendono la discesa strattonata e poco divertente. Ancora un thè alla menta all’accampamento berbero e poi si riparte a dorso del dromedario per tornare a Merzouga. Il sole già scotta e pensare che sono le prime ore del mattino! Le dune sono bellissime: hanno sfumature diverse secondo la luce del sole e c’è un silenzio piacevole che ci permette di godere appieno degli ultimi minuti nel deserto. Alla Kasbah ci aspetta un’abbondante colazione e una doccia refrigerante che è proprio ciò che occorreva per riprendere la “scatoletta” e ripartire. Ci attendono diverse ore di guida attraverso un paesaggio piatto e desertico che solo qualche rara volta si diversifica: in un punto dei crateri di terra ci mettono curiosità e ci fermiamo per qualche foto. Arriva un signore in bici con dei fossili da vendere, uscito da non si sa dove, e riusciamo a capire che sono dei canali per l’acqua. La sosta per il pranzo è una sorpresa piacevole. Ci fermiamo a Tinejdad e optiamo per un posto frequentato solo da marocchini. Il “Restaurant Elyamama” davanti al parcheggio dei taxi. Ci dirigiamo verso la gola del Todra. Le montagne si uniscono fino a toccarsi, sotto scorre un fiume ed il posto è tranquillo ( oramai siamo quasi indifferenti ai seccatori), riposiamo un po’ seduti con i piedi in acqua per rinfrescarci dopo il caldo viaggio. C’è la possibilità di fare passeggiate a piedi, ma noi proseguiamo verso la Gola del Dadés. Arrivati a Boumalne du Dadés c’è la deviazione per la gola. Il tragitto è piacevole e rilassante. Ai bordi della strada c’è il fiume circondato da campi coltivati ordinatamente. Le persone che abitano nei villaggi lungo questa “ valle felice” ( come l’abbiamo soprannominata ) sono più serene e neanche i bambini si affiancano a chiedere soldi. Le donne tornano tutte a casa con enormi fasci di erba tagliata e rami di alberi dietro la schiena, probabilmente il cibo per i loro asini… Alla nostra destra la montagna diventa spettacolare: formazioni rocciose di un rosso intenso e dalle forme particolari ci lasciano senza fiato. Arrivati alla gola c’è una terrazza panoramica per le foto e una bancarella di souvenir che possono anche essere barattati con delle penne a sfera o delle aspirine. Percorrere la strada indietro verso la Valle delle Rose per il pernottamento è un vero piacere. Ci godiamo di nuovo lo spettacolo con il tramonto del sole! Arriviamo alla cittadina di El-Kelaa M’Gouna dove troviamo un hotel per 90 Dh Hotel du Grand Atlas. Il proprietario ci spiega che la Valle delle Rose non ha più roseti in fiore, pertanto decidiamo di ripartire subito la mattina seguente.
26 Maggio giovedì Valle delle Rose, Ourzazate ( set cinematografici Casbah) Ait Benhaddou - Marrakech
Oggi partiamo con l’intento di visitare le Kasbah più belle del Marocco. Vicino alla città di Skoura sì trova la kasbah Amerdihl, molto famosa perché stampata sulla banconota di 50Dh. Ci accompagna un ragazzo lungo l’oasi, dove fa un caldo insopportabile, e raggiungiamo la kasbah. E’ stata ristrutturata dall’Unesco: le stanze di terra e paglia tremano sotto i nostri piedi ed è uno strano effetto. La kasbah ha molti utensili originali ed è molto bella. Torniamo indietro nella calura infernale ( qui sono 3 anni che non piove ) e salutiamo il nostro “amico” che naturalmente si lamenta della nostra offerta! Ci dirigiamo verso Ourzazate, città famosa soprattutto perché sede di case cinematografiche. Infatti arrivati quasi in città giriamo verso quella che ci sembra una kasbah e scopriamo arrivati all’ingresso che è una specie di cinecittà nel deserto. Qui spesso arrivano comparse: abbiamo visto due autobus di marocchini vestiti di verde scendere qui…. Chissà quale film stavano girando… La città di Ourzazate ha come unica attrazione turistica la kasbah di Taourirt, la visita è interessante, ma si vedono solo stanze vuote. Se si vuole sapere in dettaglio la funzionalità dei vari ambienti basta ingaggiare una guida che si proporrà all’ingresso. Dopo un pasto su un “negozietto” oramai diventato abituale per noi, ci dirigiamo ad Ait Benhaddou la kasbah più famosa per essere stata set di molti film importanti: Lawrence d’Arabia, Gesù di Nazareth e Il Gladiatore. Come al solito ci si affianca un bimbo per chiedere se vogliamo la guida. E’ buffo e accettiamo volentieri. Attraversiamo il fiumiciattolo che divide la kasbah dal paese, paghiamo i 10 Dh al “custode” e andiamo dietro alla nostra “guida”. All’interno delle stanze ci sono degli utensili di cui lui ci spiega, mimandolo, il funzionamento e poi saliamo in alto verso il punto panoramico per scattare delle foto. Vediamo il set di un film con i cavalli… forse tra un anno rivedremo la scena al cinema! Salutiamo il nostro amico con una mancia e ripartiamo alla volta di Marrakech, dove arriviamo circa alle 20.30. Qui il traffico è caotico al massimo, probabilmente anche a causa dell’orario. Le strade sono larghe, ma piene di biciclette, motorini, carretti che sbucano da ogni parte e sorpassano sia a destra che a sinistra. Abbiamo persino avuto uno “scontro” con un motorino per fortuna senza danni! Dopo quasi due ore di ricerca dell’hotel prenotato, decidiamo di rinunciare e andiamo sul primo hotel che vediamo sulla strada, data la posizione piuttosto centrale. Consigliamo di scegliere hotel fuori dalla medina, perché facilmente raggiungibili con l’auto (la medina dal tardo pomeriggio si trasforma in zona pedonale ed è affollatissima !) Scegliamo l’hotel Le visiteur de Koutobia, che si trova di fronte all’omonimo minareto che però sconsigliamo vivamente per la scarsa pulizia e le stanze rumorose. Ci sistemiamo all’hotel con la decisione di trasferirci il giorno dopo e ci avviamo verso la piazza Djemaa el-Fna. Non appena sbuchiamo dal vicolo ci si presenta uno straordinario spettacolo: la piazza è piena di gente, banchetti per mangiare, venditori di serpenti finti( che si muovono come i veri! ) carretti con succhi d’arancia, guaritori ed incantatori di serpenti. Un po’ frastornati dal richiamo dei venditori di cibo, ci sediamo in una delle panche ( comunque i menu sono tutti uguali) e facciamo cena con salsicce arrosto ed insalata per soli 25 Dh. Facciamo una passeggiata e torniamo all’hotel stanchi da tutte le ore di viaggio.
27 Maggio venerdì Cambio hotel – minareto Koutobia – Palais el-Badi – souq – pomeriggio piazza – souq – Koutobia- dopocena piazza
La nostra idea di cambiare hotel trova la conferma definitiva durante la mattinata: essendo la nostra camera adiacente ai bagni comuni già dalle prime ore del mattino veniamo disturbati dai rumori provenienti da lì. Per cui usciamo intenti a cercarne uno più comodo e dopo tre o quattro tentativi, troviamo il CTM Hotel in centro e con il parcheggio proprio a fianco. Lo consigliamo vivamente: è centrale, pulito, economico e dotato di terrazza panoramica sulla piazza! Soddisfatti e sazi dopo una buona colazione a base di croissant e succo d’arancia fresco iniziamo la visita della città, che però non offre molto ai visitatori non mussulmani, in quanto tutte le moschee e mederse si possono guardare solo da fuori. Ci dirigiamo verso il minareto Koutoubia con una rapida passeggiata nel giardino circostante. E’ presto, ma già il caldo è insopportabile. Andiamo a visitare il Palais el-Bali, di cui sono rimaste solo le quattro mura esterne invase dai nidi di cicogne. Facciamo il giro, ma come ogni monumento qui, non possiamo capire tutto visto che non ci sono molti cartelli esplicativi. Scendiamo verso le prigioni e poi torniamo in centro. Dopo pranzo ci buttiamo nei souq, con la speranza che siano un po’ più freschi. E’ venerdì, giorno di preghiera per i mussulmani, quindi i souq sono particolarmente tranquilli. Alcuni negozietti sono chiusi, soprattutto nelle zone più periferiche, quelle degli artigiani. Il segreto per non essere “ assillati” dai commercianti è ignorarli, far finta di non capire e non girarsi ai loro insistenti richiami e domande sulla tua nazionalità. Insomma: l’unico modo di godersi veramente il souq è diventare “sordi”. Il souq di Marrakech è molto bello davvero. La disposizione dei negozietti è settoriale quindi si trova la zona dei pellami con le babouches, la zona dei tendaggi, le stoffe, il ferro battuto, le candele, i vasi, ecc Inoltre una cosa che colpisce è la disposizione degli oggetti: spesso è tutto allineato, disposto per gradazione di colore, e le pareti dietro al negozio sono letteralmente tappezzate di mercanzia. I colori forti e vivaci e il continuo via vai di persone rendono questa passeggiata piacevole e vivace. Nella parte settentrionale dei souq c’è la Koubba Ba’adiyn, dove fortunatamente anche i non mussulmani possono entrare. Qui ci sono dei cartelli che danno spiegazioni ed è un luogo interessante. Verso le 17.00 torniamo all’hotel, ci sistemiamo in terrazza e sorseggiando il solito tè alla menta ci godiamo il risveglio di piazza Djemaa el-Fna. Arrivano persone da ogni angolo trainando carretti trasbordanti di panche, bracieri, bauli con le vivande per la cena. Visti dall’alto sembrano tante formichine laboriose ed organizzate. In meno di due ore la piazza è pronta, tavoli e panche sistemati al centro e già iniziano le urla dei marocchini che invitano i passanti a sedersi per cenare. Anche degli artisti di strada hanno iniziato i loro spettacoli e la musica dei tamburi si diffonde per la piazza, confondendosi con quella dei pifferi degli incantatori di serpenti con il richiamo dei venditori di succhi d’arancia e dei negozietti di souvenir e con le urla dei guaritori. Scendiamo dal nostro osservatorio per andare a cenare. Abbiamo deciso di non mangiare in piazza stasera, ma ci torniamo subito dopo per provare il famoso infuso alle spezie chiamato hunja ed il dolce al cioccolato e zenzero, il tkaout, che sembra andare a ruba. Il tè è una sorta di vin brulè non alcolico, dal sapore piuttosto particolare. Ancora una passeggiata per gli ultimi acquisti e per respirare, l’ultima volta prima della partenza, l’atmosfera vivace e caotica di questa piazza unica al Mondo!
28 Maggio sabato Partenza da Marrakech( pastilla) –Imi-n-Ifri – Dinosauri Iroutane – cascate d’Ouzoud – verso El Jadida
Dopo la nostra colazione in terrazza con vista sulla piazza assonnata e deserta che non sembra quelle di poche ore prima, ci prepariamo a lasciare Marrakech, non prima però di aver comprato la pastilla, quello che crediamo essere un tipico dolce marocchino con mandorle e cannella. L’illusione svanisce dopo il primo morso: all’interno della pasta friabile e invitante c’è … pollo aromatizzato alla cannella!!!! A noi non è piaciuta… Partenza verso le cascate di Ouzoud. Lungo il percorso vale la pena fermarsi a Imi-n-Ifri, dove c’è un ponte naturale . Il percorso per attraversarlo da sotto è difficile in alcuni punti, ma è bellissimo. Consigliamo di provare scendendo dal lato dove esce il fiume, se non ci si riesce si può tornare indietro ed uscire dalla stessa parte in cui si è entrati. Lo scenario è spettacolare: le acque fresche del ruscello scorrono tra le rocce dove pigre tartarughe acquatiche prendono il sole indisturbate. I sassi ci permettono di attraversare il fiume e poi saliamo verso la gola. E’ un vero paradiso per gli uccelli, sembrano per lo più corvi che volano senza sosta da una parte all’altra di questa galleria. Il silenzio è rotto soltanto dal loro cinguettio e dal gocciolio costante dell’acqua dal “ soffitto”. Riusciamo a superare un percorso roccioso dove dobbiamo arrampicarci su un grosso masso e poi inizia la salita che ci riporta al livello della strada, dalla parte opposta di quella in cui siamo entrati. Una composizione rocciosa alla nostra destra ci fa sorridere: sembra una donna con i capelli raccolti ed il capo chinato da un lato, quasi a contemplare i seni. E’ davvero una “statua” naturale! Seguendo il consiglio della guida cartacea, purtroppo ci avventuriamo alla ricerca del sito archeologico di Iroutane dove sono state trovate impronte di dinosauri fossili. Dopo aver superato abbondantemente i sette Km indicati nella guida e vedendo la strada diventare sempre più impraticabile senza segni di siti archeologici e nessuna insegna, siamo tornati indietro cercando di evitare tutti i bambini che si attaccavano alla macchina. Senza aver trovato un posto dove poter mangiare, non abbiamo ben capito se a causa dell’ora tarda o del nostro abbigliamento un po’ troppo scollato… arriviamo alle cascate d’Ouzoud. Al nostro arrivo festosi suoni di tamburi e ballerini con tipiche tuniche bianche ci fanno credere di aver trovato una festa tipica marocchina, ma chiedendo scopriamo che è solo una festa pubblicitaria sponsorizzata da una ditta di automobili. Ci dirigiamo verso le cascate, evitando il gentile accompagnamento delle classiche guide locali ( a differenza di altri posti qui chiedono davvero un’ esagerazione 250 Dh!) Le cascate sono famose soprattutto perché sono le seconde più alte dell’Africa e si distribuiscono su 3 livelli. Hanno cinque sorgenti e creano uno spettacolo davvero suggestivo. Siamo scesi dalla scalinata principale fino al ponte sotto di loro scattando nel frattempo molte foto. Nella guida consigliano bagni nelle piscine naturali, ma li abbiamo evitati vista la sporcizia che anche qui dimora. Siamo risaliti dalla parte opposta delle cascate dopo aver seguito per un tratto il corso del fiume. Arrivati in cima abbiamo ammirato le cinque sorgenti. Ripartiamo in macchina e, attraverando per l’ultima volta le montagne dell’ Atlante, raggiungiamo l’ ultima tappa del nostro viaggio, El-Jadida, dove arriviamo in tarda serata e pernottiamo all’Hotel Bruxelles a 130 Dh ( camera pulita con tutti i servizi).
29 Maggio domenica El-Jadida – ritorno verso Casablanca
La nostra idea di utilizzare l’ultimo giorno per andare al mare è stata bloccata sul nascere dal tempo brutto. Decidiamo così di visitare la vecchia Cité Portugaise. Molto interessante e suggestiva la visita alla Citerne Portugaise (cisterna portoghese) dove il riflesso del tetto sul pavimento crea uno spettacolo davvero affascinante. La guida ci informa che qui sono state girate scene di alcuni film famosi. Facciamo una passeggiata sopra le mura di cinta e poi andiamo a pranzo vicino al porto dove i dipendenti di chioschi di pesce, soprattutto fritto, ci attirano con le loro grida. Il pesce è buono ed economico, bisogna mangiare con le mani, poi comunque sono a disposizione lavandini e sapone. Facciamo un breve rifornimento di frutta al mercato locale e partiamo alla volta di Casablanca. Qui alloggiamo all’Hotel Touring rinnovato di recente con doccia in camera. Passeggiata in centro per trascorrere le ultime ore. Facciamo anche una visita al souq dove subito veniamo fermati da un tipo che ci offre “Maria”. A causa dei brevi scrosci di pioggia di pochi minuti prima, la zona del mercato di frutta è tutta una poltiglia di terra e chissà cos’altro e l’odore non è certo gradevole. Vediamo anche il passaggio di un corteo nuziale dove la sposa è seguita da parenti e amici che trasportano la sua dote con grandi contenitori di ottone. Cena con polletto e subito a letto dopo aver preparato le valigie.
30 Maggio Lunedì Sveglia alle 8 e ci dirigiamo subito verso l’aeroporto per riconsegnare la “scatoletta” ed attendere l’aereo che, purtroppo, ci riporterà a casa! |
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